Come Facebook ha cambiato il web design
Web Design Nessun commento »
E’ inutile negarlo, ormai siamo tutti un po’ Facebook-dipendenti, chi più chi meno; ci passiamo gran parte della nostra giornata, siamo sempre lì a sperare in un like o in una notifica, a condividere l’ultima foto scattata o l’ultimo link letto, ed è la prima app che installiamo sullo smartphone appena comprato.
1 utente su 13 nel mondo ha un account Facebook, 900 milioni di utenti attivi, 300 milioni di foto caricate giornalmente, 3,2 miliardi di like e commenti, 488 milioni di utenti che usano Facebook su dispositivi mobile. Numeri da capogiro. Praticamente gli unici superstiti sono i digital-divisi, i tecnofobi, e i nerd che lo ritengono meno eccitante di Linux e della riga di comando.
Qualcuno ha anche studiato i sintomi della dipendenza da Facebook e, come prevedibile, i risultati sono un po’ inquietanti.
La deformazione professionale ti porta però a guardare il tutto da un altro punto di vista. E’ un po’ come quando studi marketing o comunicazione pubblicitaria all’università: dopo aver esplorato i segreti della piramide di Maslow capisci che l’idiota che blatera nella pubblicità dell’acqua, gli spot odiosi delle compagnie telefoniche e perfino l’adolescente isterica dello spot Ikea che ti fa venire voglia di spaccare a colpi di accetta tutto il mobilio di casa hanno un loro perché.
Si può discutere sull’utilità di Facebook, sulla sua influenza sui comportamenti umani e sulle relazioni sociali, ma è innegabile che la sua diffusione abbia influito molto sul web design e sulla progettazione delle interfacce moderne, a volte in modo positivo, a volte meno. Non è sempre stato così (le prime versioni di Facebook erano raccapriccianti), ma man mano che il social network cresceva è stato fatto molto in termini di perfezionamento dell’interfaccia; per un web designer vale la pena evidenziare quello che di buono è stato fatto dal ricchissimo ventottenne riccioluto e dal suo staff di tecnici.

Blog




Ho finito giusto stamattina – in un contesto consono al tipo di lettura, ossia al cesso – di sfogliare il libercolo elettorale dell’amica Letizia, stampato a spese del contribuente e tempestivamente recapitato nelle case meneghine in vista delle prossime elezioni. Nel libercolo di cui sopra, abilmente riciclato come ferma-tavolinomoncodellacucina, è evidentemente sfuggita per esigenze di stampa una delle ultime meraviglie milanesi: il CuoreBosco.


