Torneresti a Roma?

E’ la domanda più gettonata durante le mie discese nella capitale, superando nettamente il “ti sei fidanzato?” e battendo al photofinish il “ti bastano i soldi per arrivare a fine mese?”.
Ultimamente ci ho riflettuto parecchio, forse perché sono quasi due anni che sono qui, forse per i discorsi di un mio collega che dice di non rimpiangere affatto la Calabria, o forse per le frasi dei miei vecchietti che, sebbene speranzosi di rivedermi di ritorno un giorno o l’altro, si sono accorti che non torno volentieri a Roma e hanno concluso che “sto meglio di là”.
La risposta farà probabilmente inorridire i miei 2,5 lettori, che mi insulteranno al grido di “Roma capitale, Milano succursale”, “i panzerotti fanno schifo”, “noi c’avemo er colosseo” e “i navigli sono solo dei rigagnoli”: no.
O quantomeno: molto probabilmente no. Per il momento no.
Non avrei mai immaginato che mi sarei trasferito a Milano, né tantomeno che un giorno avrei scritto un post del genere.
La decisione di andarmene è stata presa d’impulso, un’offerta di lavoro da accettare/rifiutare in pochi giorni e un periodo abbastanza deprimente con tanta voglia di cambiare aria. I motivi sono diversi, se dovessi elencarli tutti forse potrei scriverci un libro, ma proverò ad elencarne qualcuno.

Lavoro: è il motivo principale per cui me ne sono andato da Roma, ed è probabilmente il principale per cui rimango a Milano. Non che qui sia tutto rose e fiori, ma da questo punto di vista le differenze sono veramente abissali. C’è più lavoro, meglio pagato, esistono addirittura dei contratti e la gente non ti ride in faccia se fai qualche lavoro chiedendo la ritenuta d’acconto.
Se fossi rimasto a Roma a quest’ora sarei indubbiamente disoccupato, tra un lavoro saltuario e l’altro, sottopagato e al nero, a mandare CV a gente che non ti risponde, e ad aspettare misteriosi contratti e assunzioni che non arrivano mai (e se arrivano, arrivano con stipendi da fame).

Vivibilità della città, trasporti ed efficienza: la foto che ho scelto per il post (Ferrovia Roma-Pantano fine anni 80/inizio 90, per i non-romani) non è casuale: metà del tempo che ho trascorso a Roma è stato sicuramente speso sui mezzi pubblici. A Milano ti abitui ad attraversare in metro la città in poco più di mezz’ora, autobus e tram hanno tempi di attesa umani e non sono strapieni come carri bestiame, e abitando quasi fuori Milano impiego solo un quarto d’ora per arrivare in centro. Sinceramente non rimpiango affatto la Roma-Pantano sporca, lenta e strapiena anche alle 6 del mattino, i 55 minuti di attesa del 558, e l’attesa della 7°/8° metro A perché quelle prima erano talmente piene che non si chiudevano le porte. In generale la città è più vivibile, più pulita e i servizi sono mediamente più efficienti di Roma.

Serietà della gente e rispetto delle regole: non che a Milano manchino gli stronzi, anzi, ma tendenzialmente la gente è un po’ più civile e rispettosa delle regole. Diciamo che per certi versi si collega al punto 1 (lavoro). Chiunque abbia vissuto in una città del nord per più di qualche settimana vi dirà la stessa cosa.

Libertà nello stare da solo: vabbè, questo non è mai stato un mistero, non vedevo l’ora di andarmene da casa; il solo pensiero di ritornare a vivere con la famiglia, a cui pure voglio bene, mi fa rabbrividire :D

Bellezza della città: Roma è una delle città più belle del mondo, e ovviamente paragonata a Milano vince a mani basse. Detto questo, Milano non è malvagia: l’avevo sempre immaginata come una città grigia, triste e pallosa, ma devo dire che abitandoci non è poi così male ed è molto lontana dai luoghi comuni che la caratterizzano. Il clima sì, è una merda, in questo i romani hanno ragione da vendere: fredda e piovosa d’inverno, caldissima e piena di zanzare d’estate. Spezzo invece una lancia in favore della neve: rende complicati gli spostamenti ma ha il suo fascino, specie se osservata dalla finestra chiusi in casa con i riscaldamenti a cannone :)

Cosa mi manca di Roma: beh, parecchie cose. Il clima, la luce, la bellezza della città, il verde e quegli angolini di paese che vedi in certe zone di Roma, la sensazione di aver cambiato città semplicemente spostandosi da un quartiere all’altro, la sensazione che si prova rientrando a Roma dalle vacanze; i sabati mattina in libreria, le passeggiate al centro, le gite fotografiche, gli amici che ormai ho perso di vista e le cene borsisti con scrocco di passaggio finale; la parlata della gente, i negozietti di quartiere dove tutti si conoscono, il poter dire “caffè e cornetto” al bar o “me dai ‘na busta” al supermercato (a Milano: “brioche” e “sacchetto”, ndr); le pappardelle al ragù di cinghiale di Burro & Sugo e la piadineria su Via Ostiense; il poter dire “ho fatto tardi per colpa del traffico”, e sapere che l’altro è più in ritardo di te; il mare e i pomeriggi a Ostia, questo mi manca veramente tantissimo…

Che dire? Le cose che ho elencato nell’ultimo punto sarebbero sufficienti a far desistere qualunque romano dall’idea di andar via… eppure non bastano a farmi ritornare, non stabilmente perlomeno. Diciamo che tutto sommato mi piace ritornare a Roma per le vacanze, ma che per il momento non ci ritornerei a vivere. Forse sarò cambiato io, forse ho altre priorità, forse sono uno di quelli che appena cambia città si adatta subito alla nuova, forse sarò diventato “più milanese” come dice mia sorella, forse mi starò “milanesizzando” e diventerò uno di quei fissati col Blackberry in mano alle 7 del mattino (no, questo spero proprio di no), o forse ci devo ancora riflettere meglio…