Le frecce italiane

Nella vita di ogni terrone emigrato al nord c’è un evento che si ripete regolarmente, puntuale come l’influenza, il lunedì e il conguaglio IRPEF di fine anno: il ritorno a casa per le vacanze di Natale. Il terrone sente nostalgia della propria terra natia, dei genitori, delle consuete litigate natalizie, dei “copriti la testa” e “attento ad attraversare la strada” che sulla soglia dei 30 anni sono una mano santa per l’autostima.

Il terrone si precipita allora a fare i biglietti, e come ogni anno la scelta ricade sul treno; quest’anno ha a disposizione non uno ma ben due portali per pianificare il suo rientro in terronia: trenitalia.it e il nuovissimo lefrecce.it.
Già il fatto che esistano due portali per vendere la stessa identica cosa con due processi d’acquisto differenti fa capire molte cose.
Viste le terribili esperienze col vecchio trenitalia.it, decido di provare quello nuovo. Finalmente si sono decisi a inserire la ricerca del miglior prezzo, invece di costringerti ad aprire la scheda di ogni singola soluzione di viaggio per vedere le tariffe disponibili. In un impeto di ottimismo mi illudo che abbiano capito che vanno mostrati solo treni e tariffe effettivamente disponibili: speranza vana. Puoi selezionarli tutti subito, ma quando clicchi su “Procedi” ti dice che non ci sono posti disponibili e devi andare per tentativi finché non trovi un treno/tariffa effettivamente acquistabile.
Le tariffe “Mini” sono una delle più grandi prese per il culo nella storia delle ferrovie italiane: tariffe super scontate ma “in numero limitato”: in pratica ce ne sono due per ogni treno, introvabili a meno di non prenotare con un anno di anticipo. Clicco sulla tariffa normale, e magicamente il posto si trova. Già che ci sono, penso di fare anche il ritorno; clicco su “Aggiungi ritorno”, reinserisco stazioni, data e fascia oraria, ma non c’è verso, continua a farmi vedere le soluzioni per l’andata e la fascia oraria sbagliata.
Mi punge il dubbio che forse ho sbagliato qualcosa, o che l’età inizia a farsi sentire! Ricomincio da capo e stavolta metto da subito andata e ritorno; tutto fila liscio, ma quando arrivo al carrello per pagare mi appare “Errore 406: posti non disponibili”!
Ma “posti non disponibili” per l’andata o per il ritorno? Non si può sapere, è una specie di roulette russa, ne devi eliminare uno, sperare che sia quello giusto e rifare la procedura di scelta viaggio.
In conclusione, abbiamo capito che il nuovo sito è ‘na sòla, forse ci stanno ancora lavorando, forse è stato realizzato da una mandria di scimmie ammaestrate, comunque sia non va: riprovo con quello vecchio.
Dopo tutta la trafila, arrivo al pagamento con carta di credito: qui il sito (Unicredit?) è proprio del ’32, non guardo il sorgente ma dico sulla fiducia che è fatto a tabelle.
Metto tutti i dati, nome, cognome, numero carta, codice di verifica, data di scadenza.
“Cliccamelo!”, direbbe un mio collega. E io clicco: “SESSIONE SCADUTA”.
Inizio a bestemmiare in lingue morte, rifaccio la procedura per la quarta volta e alla fine, dopo una quarantina di minuti, riesco ad acquistare il mio biglietto.
In basso campeggia un bel link “Accessibilità”, con tutta la pappardella sugli accorgimenti utilizzati per rendere il sito “accessibile”. Ma prima di renderlo accessibile ai disabili, non sarebbe meglio cercare di fare un sito che semplicemente FUNZIONA anche per le persone normali?