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	<title>pierino84.com blog</title>
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	<description>Il blog di Pier Antonio</description>
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		<title>Come Facebook ha cambiato il web design</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 22:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Design]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; inutile negarlo, ormai siamo tutti un po&#8217; Facebook-dipendenti, chi più chi meno; ci passiamo gran parte della nostra giornata, siamo sempre lì a sperare in un like o in una notifica, a condividere l&#8217;ultima foto scattata o l&#8217;ultimo link letto, ed è la prima app che installiamo sullo smartphone appena comprato. 1 utente su 13 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="clear:both; width: 100%; float: left; margin-bottom: 15px; "><img src="http://blog.pierino84.com/wp-content/uploads/2012/05/facebook_web_design.jpeg" alt="Facebook" title="Facebook" width="430" height="246" class="alignleft size-full wp-image-488" /></div>
<p>E&#8217; inutile negarlo, ormai siamo tutti un po&#8217; Facebook-dipendenti, chi più chi meno; ci passiamo gran parte della nostra giornata, siamo sempre lì a sperare in un like o in una notifica, a condividere l&#8217;ultima foto scattata o l&#8217;ultimo link letto, ed è la prima app che installiamo sullo smartphone appena comprato.<br />
1 utente su 13 nel mondo ha un account Facebook, 900 milioni di utenti attivi, 300 milioni di foto caricate giornalmente, 3,2 miliardi di like e commenti, 488 milioni di utenti che usano Facebook su dispositivi mobile. Numeri da capogiro. Praticamente gli unici superstiti sono i digital-divisi, i tecnofobi, e i nerd che lo ritengono meno eccitante di Linux e della riga di comando.<br />
Qualcuno ha anche <a href="http://mashable.com/2012/05/09/facebook-addiction-quiz/">studiato i sintomi della dipendenza da Facebook</a> e, come prevedibile, i risultati sono un po&#8217; inquietanti.</p>
<p>La deformazione professionale ti porta però a guardare il tutto da un altro punto di vista. E&#8217; un po&#8217; come quando studi marketing o comunicazione pubblicitaria all&#8217;università: dopo aver esplorato i segreti della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bisogno">piramide di Maslow</a> capisci che l&#8217;idiota che blatera nella pubblicità dell&#8217;acqua, gli spot odiosi delle compagnie telefoniche e perfino l&#8217;adolescente isterica dello spot Ikea che ti fa venire voglia di spaccare a colpi di accetta tutto il mobilio di casa hanno un loro perché.<br />
Si può discutere sull&#8217;utilità di Facebook, sulla sua influenza sui comportamenti umani e sulle relazioni sociali, ma è innegabile che la sua diffusione abbia influito molto sul web design e sulla progettazione delle interfacce moderne, a volte in modo positivo, a volte meno. Non è sempre stato così (le prime versioni di Facebook erano raccapriccianti), ma man mano che il social network cresceva è stato fatto molto in termini di perfezionamento dell&#8217;interfaccia; per un web designer vale la pena evidenziare quello che di buono è stato fatto dal ricchissimo ventottenne riccioluto e dal suo staff di tecnici.</p>
<p><strong><span id="more-463"></span>Pulizia del design</strong><br />
Il boom di Facebook è arrivato dopo quella colossale schifezza di MySpace, che probabilmente è stato il peggiore parto dell&#8217;informatica dell&#8217;ultimo ventennio dopo WordArt e Internet Explorer, quindi tutto sommato fare di meglio è stato abbastanza facile. C&#8217;è stato uno stacco netto tra le interfacce complicatissime e strapiene di funzioni (per lo più inutili) e la tendenza a ripulire tutto, eliminando quello che non serve e nascondendo quello che viene usato raramente. Tendenza che oggi è abbastanza diffusa nelle interfacce dei CMS e dei vari applicativi, ma che fino a qualche anno fa era pura fantascienza. Diciamo che Facebook ha cercato di applicare al web quello che Apple ha fatto con i propri prodotti e con le interfacce dei sistemi operativi, secondo il teorema dell&#8217;oggetto &#8220;pratico da usare e bello da vedere&#8221;.</p>
<p><strong>Consistenza</strong><br />
E&#8217; la prima regola del web design, e al tempo stesso la più ignorata. Palette di colori scelte con criterio e utilizzate su tutto il sito, uso dei font preciso e costante, ripetizione sistematica dei principali elementi del design. Anche qui, Apple docet.</p>
<p><strong>Attenzione al dettaglio</strong><br />
Piaccia o no, l&#8217;interfaccia di Facebook è quasi tutta &#8220;pixel-perfect&#8221;: icone, bottoni, bordi, margini, padding, tutto è curato nei minimi dettagli. E&#8217; stato fatto un gran lavoro anche sulle modalità di interazione e comunicazione con l&#8217;utente; con un uso massiccio delle modal boxes, anche gli errori ajax e i popup di conferma &#8211; benché rimangano irritanti &#8211; sono diventati qualcosa di più accettabile per l&#8217;utente finale rispetto ai vecchi alert Javascript di non troppo tempo fa. Stessa cosa per le notifiche con dissolvenza in stile Growl, i tooltip visualizzati sul mouseover dei vari elementi, lo styling delle select box, e altro ancora.</p>
<p><strong>Javascript e Ajax<br />
</strong>Non li ha certo inventati Facebook, ma è stato uno dei primi ad utilizzarli in maniera massiva; non per creare inutili effettini di animazione (ricordate gli script di inizio 2000 che generavano l&#8217;effetto &#8220;twirl&#8221; sulle immagini o nevicate fuori stagione nel browser?), ma per migliorare l&#8217;esperienza d&#8217;uso dell&#8217;utente. Azioni più rapide, meno refresh e spostamenti di pagina, miglioramento del feedback, risparmio di banda, e molto altro. L&#8217;uso massiccio di Ajax è un&#8217;arma a doppio taglio, nel caso di Facebook ha nettamente migliorato la user experience, ma ha ucciso l&#8217;accessibilità. Se provate a disabilitare il Javascript sul vostro browser riuscirete a malapena a loggarvi e a scorrere la home page.<br />
<em>Promemoria</em>: da usare con criterio.</p>
<p><strong>HTML5 e CSS3</strong><br />
Mentre il W3C riflette da una decina d&#8217;anni sulla creazione dei nuovi standard e i web designer nostrani intavolano discussioni filosofiche (leggi: pipponi) sull&#8217;opportunità o meno di usare qualcosa che ancora standard non è e che potrebbe compromettere il supporto ai vecchi browser (IE6), Facebook ha fatto una scelta più rapida: li ha usati e basta.</p>
<p><strong>Real-time web</strong><br />
Anche questa non è una novità di Facebook (se ne parla ormai da parecchi anni), ma grazie all&#8217;uso di Javascript e Ajax tutto può avvenire in tempo reale; un like, un commento, una notifica. Non servono più attese, refresh e cambi di pagina, se lasciate la home page aperta vedrete che i nuovi commenti ai post vengono caricati in tempo reale senza richiedere azioni dell&#8217;utente, addirittura anche le date dei post e degli aggiornamenti di stato vengono aggiornate in automatico.</p>
<p><strong>Creazione di standard</strong><br />
Il boom di Facebook ha portato alla standardizzazione di alcuni elementi della sua interfaccia. La visualizzazione di foto e video in overlay ad esempio, un&#8217;assurdità fino a qualche anno fa e oggi presente sulla quasi totalità dei siti; l&#8217;uso delle modal boxes, dei dropdown menu, degli elementi a scomparsa. Sempre più spesso i clienti chiedono qualche funzionalità da sviluppare &#8220;in stile Facebook&#8221;, e in questo ci vengono in aiuto la marea di script e framework che replicano con pochissimo sforzo elementi dell&#8217;interfaccia del social network (uno per tutti: l&#8217;ottimo Facebox per le modal boxes).</p>
<p><strong>Un sito fatto da web designer</strong><br />
Il grafico medio italiano, che proviene dal cartaceo e non sa assolutamente nulla di web, a Palo Alto potrebbe al massimo aspirare ad un posto da fattorino. L&#8217;interfaccia di Facebook è stata evidentemente progettata da web designer: non ci sono bottoni 3D degli anni &#8217;90, ombreggiature ed effetti rilievo della stessa epoca, box-shadow di 10 cm, testi in Garamond o in Times New Roman. Per fortuna, aggiungerei.</p>
<p><strong>Rottamazione dei vecchi browser</strong><br />
L&#8217;uso massiccio di Javascript ha incentivato la &#8220;selezione naturale&#8221; dei browser più obsoleti, vale a dire Internet Explorer. La fine del supporto a IE6, che fortunatamente oggi sopravvive in percentuali ridicole, e le pessime prestazioni di rendering ed esecuzione Javascript di IE7/8, hanno convinto sempre più utenti ad aggiornare o cambiare il proprio browser. Come dire: dove hanno fallito le campagne di aggiornamenti coatti del sistema operativo e gli anatemi dei guru del software libero, sono riusciti Facebook e l&#8217;innata propensione al cazzeggio degli utenti, che hanno preferito rischiare il terribile (!) cambio di browser piuttosto che perdere la possibilità di usare Facebook e spiare il profilo della propria vicina gnocca.<br />
Una manna dal cielo per noi web designer.</p>
<p><strong>Facebook è uguale per tutti</strong><br />
Uno dei più grandi errori che un web designer può commettere è quello di lasciare totale libertà di personalizzazione grafica ai propri iscritti. L&#8217;utente medio non ha nessuna competenza tecnica e tantomeno nessun gusto grafico, è come se mi mettessi in testa di comporre un concerto per clavicembalo o di curare un vivaio senza saper fare nessuna di queste due cose. Lasciargli totale libertà di azione è il modo migliore per uccidere la propria piattaforma (e perdere tempo a sistemare i casini che combinano gli utenti).<br />
Se non applicherete questa regola, il risultato sarà identico a MySpace.</p>
<p><strong>Il coraggio di cambiare</strong><br />
Mi rendo conto che in uno scenario informatico come quello italiano può suonare come una bestemmia.<br />
Abbiamo siti che sopravvivono uguali da 10 anni (&#8220;perché se lo cambi l&#8217;utente non si ritrova&#8221;), che subiscono restyling leggerissimi per poi tornare indietro alla prima critica degli utenti, dove l&#8217;obiettivo primario è il supporto a IE5 (anno 1999) perché è installato sul pc del megadirettore.<br />
Nel caso di Facebook, nonostante i vari restyling creino scompensi, crisi di panico e tentativi di suicidio in molti utenti allergici al cambiamento, in media ogni anno e mezzo viene sfornato un redesign dell&#8217;interfaccia. Certo, non tutte le scelte fatte sono riuscite, ma quantomeno c&#8217;è una volontà di evoluzione e di cambiamento che è quasi del tutto assente nel web design italiano.<br />
<em>Promemoria</em>: Yes, we can.</p>
<p><strong>Tutto rose e fiori?</strong><br />
No, anzi. Se dovessi scrivere un post sui difetti di Facebook probabilmente passerei i prossimi 2/3 mesi a scrivere, tra imperfezioni estetiche (chi ha detto barra della chat?), di usabilità (chi ha detto timeline?), e tecniche (chi ha detto API?).<br />
In ogni caso, penso che valga la pena di riflettere su quelli che sono i lati positivi della user experience di Facebook e prenderne spunto per migliorare la qualità dei propri lavori; il rischio di sfornare un nuovo Volunia o Faceskin è sempre dietro l&#8217;angolo <img src='http://blog.pierino84.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Italians do it better (diciamo de si)</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 21:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Web Design]]></category>

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		<description><![CDATA[Era il 2003, giusto per fare contento chi continua a ripetermi che sono un maniaco delle date. Mio padre incontrò un venditore ambulante che, spacciandosi per suo ex-alunno e millantando gravi problemi familiari, gli rifilò per qualche decina di euro una macchina fotografica. Marca Nikkey, tarocco italo-giapponese della più illustre Nikon, con tanto di borsetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-448" title="Italians do it better" src="http://blog.pierino84.com/wp-content/uploads/2012/02/italians_do_it_better1.jpg" alt="Italians do it better" width="500" height="333" /></p>
<p>Era il 2003, giusto per fare contento chi continua a ripetermi che sono un maniaco delle date. Mio padre incontrò un venditore ambulante che, spacciandosi per suo ex-alunno e millantando gravi problemi familiari, gli rifilò per qualche decina di euro una macchina fotografica. Marca Nikkey, tarocco italo-giapponese della più illustre Nikon, con tanto di borsetta a tracolla e manuale di istruzioni tradotto con Google Translate. Inutile dire che dopo poche settimane finì dritta nel cassonetto, tra le grasse risate di mia madre che aveva assistito alla poco decorosa fine di quella che sarebbe dovuta essere la &#8220;nave scuola&#8221; della mia passione per la fotografia. Questo breve preambolo per dire che le copie di qualcosa, a meno che non siano fatte ad arte come solo i cinesi sanno fare, fanno tutte la stessa fine: nel cassonetto.</p>
<p><span id="more-432"></span>In questi giorni si parla tanto di <a href="http://www.volunia.com">Volunia</a>, il nuovo motore di ricerca &#8220;made in Italy&#8221; che secondo il suo fondatore Massimo Marchiori avrebbe dovuto rivoluzionare il settore, una sorta di &#8220;Google Wannabe&#8221; de&#8217; noiartri. Giusto stamattina ho ricevuto un invito per diventare Power User, termine &#8220;bizzarro&#8221;, come direbbe una mia collega. Chi ricorda la lunga fase di &#8220;private beta su invito&#8221; di Gmail di qualche anno fa? Se eri tra i pochi fortunati che ricevevano un invito, in un paio di clic avevi già il tuo account bello funzionante. Con Volunia funziona così: ricevi una mail (con grafica e stile comunicativo del ventennio), vai sul sito (con stesso stile grafico di cui sopra) e sei condannato ad invitare qualcuno, obbligato ad utilizzare i due &#8220;bonus&#8221; (altro termine &#8220;bizzarro&#8221;) a tua disposizione; a quel punto clicchi su &#8220;Avanti&#8221; e rimani sulla stessa pagina, che ti comunica di aver utilizzato tutti i tuoi &#8220;bonus&#8221; (ma va?): una scrittina in basso a destra ti spiega che i Power User saranno abilitati &#8220;un po&#8217; alla volta&#8221; (quando? fra due settimane? fra sei mesi? l&#8217;anno del mai?) e che a quel punto, ricevute le credenziali di accesso, ci sarà un&#8217;ulteriore attesa per poter iniziare ad usare il sito. Lo scriverò nel testamento, forse i miei nipoti avranno modo di riuscire ad usarlo.<br />
Per il resto è stato già detto tutto: diretta in streaming mondiale con tanto di proiettore non funzionante causa spina staccata (!), grafica imbarazzante risalente a fine anni &#8217;90, iframe, toolbar, mappe in stile Sim City (1989), video di presentazione degno di un festival del cortometraggio di provincia. Tutto questo finora è costato due milioni di euro, cifra che suddivisa tra giovani ricercatori precari che avranno partecipato al progetto gli avrebbe consentito di spassarsela per un paio d&#8217;anni in un resort alle Seychelles, con tanto di poltrone in pelle umana, Iacuzzi e manica di mignottone in topless. I keynote di Jobs, con la sua maniacale attenzione al dettaglio (chi ricorda l&#8217;iconcina del telefono con il badge &#8220;1&#8243; in occasione della presentazione del nuovo iPhone?), ma anche le pompose presentazioni di altre aziende che siamo abituati a vedere negli ultimi tempi, rendono il tutto ancora più ridicolo. Bastava farsi un giretto su <a href="http://www.dribbble.com">Dribbble</a> o altri siti del genere e dare qualche migliaio di euro a un bravo designer per ottenere dei risultati senza dubbio migliori.</p>
<p>I casi di copia all&#8217;italiana comunque non si fermano qui. Giusto oggi mi è capitato di vedere <a href="http://pingram.me">Pingram.me</a>: mash up made in Italy di <a href="http://www.pinterest.com">Pinterest</a> e <a href="http://www.instagr.am">Instagram</a>, &#8220;progetto da weekend&#8221; di un programmatore italiano, Gennaro Varriale. Pingram si propone di unire le caratteristiche dei due servizi; fatico un po&#8217; a capirne la reale utilità, ma non essendo un heavy user di Instagram può darsi che mi sia sfuggito qualcosa. Diamo comunque per assodato che una buona idea di base ci sia, visto che nessun altro finora aveva tentato un&#8217;integrazione del genere. Il blog dell&#8217;autore recita: &#8220;Pingram.me è un sistema di visualizzazione e condivisione di foto di Instagram con un’ interfaccia simile a Pinterest.&#8221;<br />
&#8216;a Gennà, eddaje, nun è simile, è copiato de brutto. E pure maluccio. Logo palesemente rielaborato con Paint, CSS scopiazzati male da Pinterest, bordini e box-shadow che danno problemi su Chrome, box di ricerca spaccato, pulsanti e testi disallineati, box verticali senza margine, commenti chilometrici pieni di hashtag, infinite scrolling che non scrolla&#8230; l&#8217;elenco potrebbe andare avanti per molto. Su Twitter e su qualche blog ci sono dei tentativi di difendere il lavoro, ma diciamo che &#8220;c&#8217;ha provato&#8221;, niente di più.</p>
<p>Ho citato questi due esempi perché mi sono capitati casualmente sottomano, ma se ne potrebbero trovare molti altri.<br />
Ultimamente il web pullula di post sul tono del &#8220;che avrebbe fatto Steve Jobs se fosse nato a Napoli&#8221;. E&#8217; vero, c&#8217;avrebbe messo un annetto a prendere la residenza, avrebbe pagato 6-700 euro di affitto al nero per un monolocale, sarebbe stato discretamente mazzolato da Equitalia e di questo periodo avrebbe dovuto pagare, coi pochi soldi avanzati dal pizzo, qualche centinaio di euro di canone Rai in ossequio al Regio Decreto del 1938; ma alla fine sono sicuro che con le idee geniali che ha avuto avrebbe sfondato ugualmente. E non solo con le idee geniali, ma con la capacità di saperle realizzare e con un attenzione maniacale al dettaglio. Che nel caso di un sito web si traduce principalmente in: aspetto grafico, originalità e usabilità, senza i quali anche una buona idea si trasforma in un flop.<br />
Ha provato a farlo notare anche <a href="http://twitter.com/#!/woork">Antonio Lupetti</a>, mio concittadino dal tweet selvaggio che è riuscito a creare dal nulla un <a href="http://woorkup.com">blog</a> di discreto successo, in <a href="http://woorkup.com/2012/02/05/insostenibile-frustrazione-startupper-italiani/">questo post</a>. Se in Italia non abbiamo un Jobs è perché magari non ce l&#8217;abbiamo proprio. O magari ce l&#8217;abbiamo, ma non è in grado di metterci l&#8217;attenzione necessaria per trasformare le sue idee in business di successo.<br />
E se nel caso di Pingram si può parlare bonariamente di &#8220;passatempo&#8221; di un giovane programmatore, nel caso di Volunia, presentato in diretta mondiale dopo un investimento di due milioni di euro, si può solo parlare di una colossale figura di merda, come dicono in Francia. Non lamentiamoci poi se il resto d&#8217;Europa (e del mondo) ci prende per il culo. <img src='http://blog.pierino84.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Le Frecce Italiane</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 23:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella vita di ogni terrone emigrato al nord c&#8217;è un evento che si ripete regolarmente, puntuale come l&#8217;influenza, il lunedì e il conguaglio IRPEF di fine anno: il ritorno a casa per le vacanze di Natale. Il terrone sente nostalgia della propria terra natia, dei genitori, delle consuete litigate natalizie, dei &#8220;copriti la testa&#8221; e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.pierino84.com/wp-content/uploads/2011/12/frecce_italiane.jpg" alt="Le frecce italiane" title="Le frecce italiane" class="bordered size-full wp-image-421" style="border: 1px solid #D5E6AC; padding: 3px" width="490" height="303" /></p>
<p>Nella vita di ogni terrone emigrato al nord c&#8217;è un evento che si ripete regolarmente, puntuale come l&#8217;influenza, il lunedì e il conguaglio IRPEF di fine anno: il ritorno a casa per le vacanze di Natale. Il terrone sente nostalgia della propria terra natia, dei genitori, delle consuete litigate natalizie, dei &#8220;copriti la testa&#8221; e &#8220;attento ad attraversare la strada&#8221; che sulla soglia dei 30 anni sono una mano santa per l&#8217;autostima.</p>
<p>Il terrone si precipita allora a fare i biglietti, e come ogni anno la scelta ricade sul treno; quest&#8217;anno ha a disposizione non uno ma ben due portali per pianificare il suo rientro in terronia: trenitalia.it e il nuovissimo lefrecce.it.<br />
Già il fatto che esistano due portali per vendere la stessa identica cosa con due processi d&#8217;acquisto differenti fa capire molte cose.<br />
Viste le terribili esperienze col vecchio trenitalia.it, decido di provare quello nuovo. Finalmente si sono decisi a inserire la ricerca del miglior prezzo, invece di costringerti ad aprire la scheda di ogni singola soluzione di viaggio per vedere le tariffe disponibili. In un impeto di ottimismo mi illudo che abbiano capito che vanno mostrati solo treni e tariffe effettivamente disponibili: speranza vana. Puoi selezionarli tutti subito, ma quando clicchi su &#8220;Procedi&#8221; ti dice che non ci sono posti disponibili e devi andare per tentativi finché non trovi un treno/tariffa effettivamente acquistabile.<br />
Le tariffe &#8220;Mini&#8221; sono una delle più grandi prese per il culo nella storia delle ferrovie italiane: tariffe super scontate ma &#8220;in numero limitato&#8221;: in pratica ce ne sono due per ogni treno, introvabili a meno di non prenotare con un anno di anticipo. Clicco sulla tariffa normale, e magicamente il posto si trova. Già che ci sono, penso di fare anche il ritorno; clicco su &#8220;Aggiungi ritorno&#8221;, reinserisco stazioni, data e fascia oraria, ma non c&#8217;è verso, continua a farmi vedere le soluzioni per l&#8217;andata e la fascia oraria sbagliata.<br />
Mi punge il dubbio che forse ho sbagliato qualcosa, o che l&#8217;età inizia a farsi sentire! Ricomincio da capo e stavolta metto da subito andata e ritorno; tutto fila liscio, ma quando arrivo al carrello per pagare mi appare &#8220;Errore 406: posti non disponibili&#8221;!<br />
Ma &#8220;posti non disponibili&#8221; per l&#8217;andata o per il ritorno? Non si può sapere, è una specie di roulette russa, ne devi eliminare uno, sperare che sia quello giusto e rifare la procedura di scelta viaggio.<br />
In conclusione, abbiamo capito che il nuovo sito è &#8216;na sòla, forse ci stanno ancora lavorando, forse è stato realizzato da una mandria di scimmie ammaestrate, comunque sia non va: riprovo con quello vecchio.<br />
Dopo tutta la trafila, arrivo al pagamento con carta di credito: qui il sito (Unicredit?) è proprio del &#8217;32, non guardo il sorgente ma dico sulla fiducia che è fatto a tabelle.<br />
Metto tutti i dati, nome, cognome, numero carta, codice di verifica, data di scadenza.<br />
&#8220;Cliccamelo!&#8221;, direbbe un mio collega. E io clicco: &#8220;SESSIONE SCADUTA&#8221;.<br />
Inizio a bestemmiare in lingue morte, rifaccio la procedura per la quarta volta e alla fine, dopo una quarantina di minuti, riesco ad acquistare il mio biglietto.<br />
In basso campeggia un bel link &#8220;Accessibilità&#8221;, con tutta la pappardella sugli accorgimenti utilizzati per rendere il sito &#8220;accessibile&#8221;. Ma prima di renderlo accessibile ai disabili, non sarebbe meglio cercare di fare un sito che semplicemente FUNZIONA anche per le persone normali? </p>
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		<title>Il gioco del silenzio</title>
		<link>http://blog.pierino84.com/2011/10/04/il-gioco-del-silenzio/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 22:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; di ieri la notizia che Vasco Rossi, beato lui, ha denunciato e costretto alla chiusura il sito Nonciclopedia. Che cazzo, ha fatto bene! Come si permettono di offendere un povero pensionato, persona umile e rispettosa degli altri (!), che si prodiga per deliziarci quotidianamente con i suoi fantastici &#8220;clippini&#8221; sul &#8220;vibratore cervica&#8230; [eeeeeh!] cerebrale&#8220;? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.pierino84.com/wp-content/uploads/2011/10/insert_brain.jpg" alt="Il gioco del silenzio" title="Il gioco del silenzio" width="500" height="331" class="alignnone size-full wp-image-408" /></p>
<p>E&#8217; di ieri la notizia che Vasco Rossi, beato lui, ha <a href="http://www.corriere.it/spettacoli/11_ottobre_03/vasco-chiude-nonciclopedia-cruccu_581e6e8c-edaf-11e0-8721-690dea02417b.shtml">denunciato</a> e costretto alla chiusura il sito <a href="http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Pagina_principale">Nonciclopedia</a>.<br />
Che cazzo, ha fatto bene! Come si permettono di offendere un povero pensionato, persona umile e rispettosa degli altri (!), che si prodiga per deliziarci quotidianamente con i suoi fantastici &#8220;clippini&#8221; sul &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=JSHp8PtNOk0">vibratore cervica&#8230; [eeeeeh!] cerebrale</a>&#8220;? D&#8217;altra parte, poveretto, per arrotondare la magra pensione qualcosa si dovrà pure inventare!<br />
Oggi il sito riapre, Vasco promette di ritirare la querela (dopo essere stato sputtanato ovunque e aver ricevuto migliaia di tweet con hashtag <a href="https://twitter.com/#!/search/%23vascomerda">#vascomerda</a>), ma arriva un&#8217;altra (auto)sospensione, stavolta un po&#8217; più illustre: quella di <a href="http://www.wikipedia.it">Wikipedia Italia</a>.<br />
Sulla pagina della famosa enciclopedia appare un lungo comunicato stampa, che ci riassume le principali novità del nuovo decreto al vaglio del Parlamento in questi giorni: sostanzialmente la nuova legge prevede l&#8217;obbligo di rettifica entro 48 ore, e la richiesta non dovrà essere formulata da un giudice, ma da chiunque si ritenga &#8220;offeso&#8221; da quanto hai scritto.<br />
Le sanzioni? Fino a 12 mila euro. Tutto normale, in un paese in cui un &#8220;onorevole&#8221; minaccia azioni legali contro gli utenti che gli danno del mafioso su Youtube, salvo poi finire in carcere per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra un paio d&#8217;anni dopo.</p>
<p>Forse sarà l&#8217;ennesimo polverone all&#8217;italiana, un po&#8217; come quando uscì la legge Urbani sul download illegale e tutti continuarono a scaricare a man bassa, e l&#8217;unico ad essere denunciato <a href="http://chartitalia.blogspot.com/2004/06/urbani-denunciato-per-violazione-del.html">fu lui stesso</a>.<br />
O forse no, e allora saranno in molti a scegliere di non scrivere più nulla per paura di dover sborsare metà del proprio reddito annuale per risarcire qualcuno che si sente &#8220;offeso&#8221;.<br />
Penso al mio povero blog, faticosamente autofinanziato, con articoli scritti ad orari improponibili solo per la gioia dei miei 2,5 lettori. Che succederebbe se qualcuno si sentisse offeso? Quelli di Fastweb verrebbero a strapparmi la fibra ottica a mani nude perché ho scritto che mi frantumano le balle con le telefonate commerciali? Califano mi querelerebbe perché gli ho dato pubblicamente del pirla in uno degli ultimi post? La Fox mi farebbe causa perché ho usato delle immagini di Homer Simpson in mutande in apertura del post di buoni propositi del 2010? Mi ritroverei Mister Seduzione sotto casa con l&#8217;accetta in mano (e il &#8220;Manuale di seduzione passiva&#8221; nell&#8217;altra)?<br />
O mi dovrei autosospendere anch&#8217;io?</p>
<p>By the way, se qualcuno volesse insultarmi nei commenti o sul proprio blog si senta libero di farlo, con una decina di querele a 12 mila euro l&#8217;una mi faccio un bel villino in campagna e mi libero pure dei vicini molesti che hanno la tv ancora accesa a mezzanotte, beati loro!</p>
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		<title>Stronzate burocratiche</title>
		<link>http://blog.pierino84.com/2011/07/12/stronzate-burocratiche/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 23:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Telefonia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Stronzate burocratiche!&#8221; Era questa la frase con cui un mio zio liquidava ogni tassa, balzello, bolletta o bollettino che gli arrivava per posta. Dopo una breve ricerca degli occhiali abilmente dimenticati da qualche parte, arricciava gli occhi e avvicinava la busta davanti al naso, tentando di indovinarne il contenuto al tatto; una volta aperta e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.pierino84.com/wp-content/uploads/2011/07/stronzate-burocratiche.jpg"><img src="http://blog.pierino84.com/wp-content/uploads/2011/07/stronzate-burocratiche.jpg" alt="Stronzate burocratiche" title="Stronzate burocratiche" width="500" height="387" style="border: 1px solid #D5E6AC; padding: 3px" class="alignnone size-full wp-image-383" /></a></p>
<p>&#8220;Stronzate burocratiche!&#8221;<br />
Era questa la frase con cui un mio zio liquidava ogni tassa, balzello, bolletta o bollettino che gli arrivava per posta. Dopo una breve ricerca degli occhiali abilmente dimenticati da qualche parte, arricciava gli occhi e avvicinava la busta davanti al naso, tentando di indovinarne il contenuto al tatto; una volta aperta e lette le prime righe, nel giro di pochi secondi veniva fatta a pezzi al grido di &#8220;Stronzate burocratiche!&#8221;, tra le risate dei parenti che già conoscevano il finale della scena.<br />
Pur avendo avuto un così valido maestro, e avendo acquisito un&#8217;esperienza pluriennale nel settore &#8220;stronzate burocratiche&#8221; grazie a tasse, 730, burocrazia universitaria ed iscrizione obbligatoria all&#8217;inutilissima Almalaurea, devo ammettere che c&#8217;è sempre qualcosa di nuovo da imparare.<br />
<span id="more-379"></span></p>
<p>Come i miei fedelissimi lettori sapranno, ultimamente dei simpatici operatori/trici mi stressano con chiamate sul cellulare e sul fisso per propormi abbonamenti o promozioni; almeno 2-3 chiamate a settimana sul cellulare, più una chiamata al giorno da numero riservato sul cordless di casa. Senza fare nomi, si tratta di Fastweb, TeleTu (ex TeleBue, ehm, TeleDue) e Vodafone. Ultimamente sono anche più insistenti, il sano e genuino vaffanculo non sortisce alcun effetto, prima di andarci ti trattengono per  sapere perché ce li hai mandati (!) e qual è la tariffa che hai con il tuo attuale gestore.<br />
Mentre sto poltrendo sul divano, stremato dal caldo, dalle zanzare e dalle telefonate moleste, mi passa davanti lo spot del &#8220;Registro delle opposizioni&#8221;, quello in cui c&#8217;è un idiota pelato vestito di rosso che fa &#8220;driin driin driiiiin&#8221; mentre il suo amico pirla di fianco ti spiega che iscrivendoti al magico registro puoi porre fine alle telefonate indesiderate.<br />
Mi collego subito al sito e vado a leggere di cosa si tratta. Ti spiegano che in Italia il legislatore ha scelto il sistema dell&#8217;<em>opt-out</em>: tradotto, vuol dire che di base i vari gestori telefonici sono autorizzati a romperti i coglioni, ma siccome sono magnanimi ti concedono di opporti (a differenza del più logico <em>opt-in</em>, dove sei tu che devi autorizzarli a contattarti).<br />
In ogni caso decido di provarci, compilo il modulino di adesione e mi appare il seguente messaggio:</p>
<p><em>&#8220;Non è possibile procedere con l&#8217;operazione richiesta in quanto la numerazione non risulta presente negli elenchi pubblici aggiornati: si ricorda che il servizio è riservato agli abbonati che hanno dato il consenso all&#8217;inserimento della propria utenza telefonica negli elenchi pubblici.&#8221;</em></p>
<p>Spulciando le FAQ si scopre che:<br />
- il servizio vale solo per numeri presenti negli elenchi pubblici (alzino la mano quanti hanno messo il proprio numero di cellulare su un elenco pubblico), quindi il tuo gestore o altri operatori che riescono ad avere il tuo numero da altre fonti possono tranquillamente continuare a romperti le balle; nel mio caso Fastweb ha il mio cellulare lasciato a suo tempo per prendere appuntamento per l&#8217;attivazione della linea di casa, e lo sfrutta per tartassarmi nella speranza di convincermi a passare a Fastweb Mobile;<br />
- il servizio non copre il caso in cui tu abbia prestato un qualche consenso all&#8217;uso del tuo numero, in pratica i check obbligatori al consenso sul trattamento dei dati personali, obbligatori nella stipula di più o meno qualunque contratto;<br />
- in aggiunta, molti operatori e agenzie di telemarketing hanno accesso a dei vecchi database di numerazioni creati prima che iniziasse la regolamentazione del settore (prima del 2005), quindi chi come me ha lo stesso numero dal 2001 risulta già fregato in partenza.</p>
<p>Quindi, a che serve sto registro? Opposizioni de che? Che vor dì?<br />
Come direbbe la mitica Sora Lella, &#8220;Vor dì che te la piji nder culo&#8221;.</p>
<p><iframe width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/UthHtatPhCQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Gli alberi di ferro</title>
		<link>http://blog.pierino84.com/2011/04/12/gli-alberi-di-ferro/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 19:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho finito giusto stamattina &#8211; in un contesto consono al tipo di lettura, ossia al cesso &#8211; di sfogliare il libercolo elettorale dell&#8217;amica Letizia, stampato a spese del contribuente e tempestivamente recapitato nelle case meneghine in vista delle prossime elezioni. Nel libercolo di cui sopra, abilmente riciclato come ferma-tavolinomoncodellacucina, è evidentemente sfuggita per esigenze di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.pierino84.com/wp-content/uploads/2011/04/cuorebosco2.jpg" alt="CuoreBosco" title="CuoreBosco" class="alignleft size-full wp-image-367" style="margin-right: 50px; margin-bottom: 15px" />Ho finito giusto stamattina &#8211; in un contesto consono al tipo di lettura, ossia al cesso &#8211; di sfogliare il libercolo elettorale dell&#8217;amica Letizia, stampato a spese del contribuente e tempestivamente recapitato nelle case meneghine in vista delle prossime elezioni. Nel libercolo di cui sopra, abilmente riciclato come ferma-tavolinomoncodellacucina, è evidentemente sfuggita per esigenze di stampa una delle ultime meraviglie milanesi: il CuoreBosco.<br />
Già da qualche giorno mi stavo chiedendo cosa potessero essere gli orribili piloni di ferro montati in piazza San Fedele; oggi i lavori sono quasi finiti, e finalmente sono state inserite delle scritte per placare la curiosità di noi poveri terroni trapiantati a Milano.<br />
Scopro quindi che la centralissima piazza San Fedele era anticamente uno dei due cuori della città, quello celtico (l&#8217;altro era quello romano, l’attuale area intorno alla Pinacoteca Ambrosiana).<br />
I Celti, chiamali fessi, se la spassavano in un bosco sacro in cui &#8220;stanziavano cardellini, codibugnoli, upupe, codirossi, ballerine bianche&#8221;.<br />
Ora il bosco è sparito; è rimasta solo la piazza, i codibugnoli e i codirossi sono stati pensionati e sostituiti dal più moderno casino del traffico e dei clacson.<br />
Fortunatamente ci viene in aiuto l&#8217;illustre architetto Attilio Stocchi: il suo allestimento multimediale &#8220;si accenderà tutte le sere dal 12 al 17 aprile per mostrare allo spettatore un nuovo visionario theatrum naturae&#8221;. </p>
<blockquote><p>
«Grazie a una sofisticata sincronizzazione di immagini, luci e suoni &#8211; spiega ancora l’architetto Stocchi &#8211; ho voluto realizzare un ambiente che lo spettatore potrà vivere in diretta attraversando sei episodi della giornata, dall’alba alla notte, partecipando ai dialoghi fra il codirosso e la ballerina bianca, al tambureggiare del picchio seguito dalla ghiandaia, assistere alla gara fra la famiglia dei turdidi e quella dei fringillidi, ascoltare le grida della civetta al passaggio delle lucciole. Un gioco di trasformazione di luce in suono, e viceversa, in cui le voci animali interagiscono con le scale cromatiche di tutti i verdi della foresta»
</p></blockquote>
<p>Insomma, è un po&#8217; come quando da piccolo fai il disegno della donnina con due stecchini al posto delle gambe e la casetta con quattro stanghette sbilenche, e la maestra cerca di convincerti che sono una bellissima principessa e un favoloso castello; sul momento ti senti un po&#8217; preso per il culo, ma tutto sommato ti piace immaginare che quelli siano effettivamente una bellissima principessa e un favoloso castello.<br />
Così i milanesi che attraverseranno la piazza di ritorno da un&#8217;intensa giornata di lavoro, ancora in giacca e cravatta e con il Blackberry in mano, potranno immaginare di essere immersi nella natura, che quei pezzi di ferro siano dei veri alberi, che i suoni registrati siano veri uccelli e che i giochi di luce siano veri momenti della giornata.<br />
Nei prossimi giorni andrò comunque a vederlo, il risultato dev&#8217;essere simpatico, ma&#8230; non era il caso di mettere in giro qualche albero vero in più, visto che un paio d&#8217;anni fa qualcuno si era anche preso la briga di presentare un <a href="http://milano.repubblica.it/dettaglio/renzo-piano:-ecco-il-mio-progetto-per-fare-di-milano-la-citta-del-verde/1797671">progetto</a> per rinverdire il centro di Milano?</p>
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		<title>Il &#8220;Pio Affitto&#8221;</title>
		<link>http://blog.pierino84.com/2011/02/26/il-pio-affitto/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 23:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Pio&#8221; nel senso de &#8220;pio tutto&#8221;, come recita il poeta. Tra le tette della nipote di Mubarak e qualche culo, nei giorni scorsi è spuntato il &#8220;nuovo&#8221; scandalo degli affitti milanesi. Ebbene si, dopo aver trovato nella buca della posta un biglietto con scritto &#8220;comunico interesse all&#8217;acquisto della sua (!) casa&#8221; e un altro con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-316" style="border: 1px solid #D5E6AC; padding: 3px" title="Renato Pozzetto in 'Il ragazzo di campagna'" src="http://blog.pierino84.com/wp-content/uploads/2011/02/pozzetto_taac.jpg" alt="Renato Pozzetto in 'Il ragazzo di campagna'" width="500" height="250" /></p>
<p>&#8220;Pio&#8221; nel senso de &#8220;pio tutto&#8221;, come recita il poeta.<br />
Tra le tette della nipote di Mubarak e qualche culo, nei giorni scorsi è spuntato il &#8220;nuovo&#8221; scandalo degli affitti milanesi. Ebbene si, dopo aver trovato nella buca della posta un biglietto con scritto &#8220;comunico interesse all&#8217;acquisto della sua (!) casa&#8221; e un altro con scritto &#8220;cosa fare quando la sicurezza di un impiego si trasforma in insicurezza&#8221;, sono dell&#8217;umore giusto per un post semiserio.<br />
Dicevamo: il Pio Albergo Trivulzio, un ospizio per amabili vecchietti in carrozzella, affitta a prezzi stracciati case di lusso in zone centrali della città. Probabilmente gli appartamenti concessi a prezzi del genere a politici e imprenditori straricchi sono un&#8217;alternativa alla cara e vecchia mazzetta, ma per ora non ci sono ipotesi di reato e si indaga. Tradotto, vuol dire che si saprà qualcosa tra altri 15 anni e nessuno finirà dentro, ma è giusto che si indaghi.<br />
<span id="more-313"></span></p>
<p>Nessuno invece indaga sul fenomeno contrario, cioè su proprietari e agenzie immobiliari che a Milano (e in tante altre città d&#8217;Italia) affittano case a prezzi scandalosi: affitti al nero, buchi di 18mq affittati a 7-800€ e oltre, fideiussioni, agenzie che ti spennano. L&#8217;equo canone non esiste più, adesso si chiama &#8220;canone concordato&#8221; e vale solo per le città ad alta densità abitativa; capire quale sia questo canone è un&#8217;impresa, e non ho mai conosciuto nessuno che sia riuscito a firmare un contratto a canone concordato&#8230; ma poi, perché uno dovrebbe affittare a canone concordato a 500 euro quando legalmente può fare un contratto libero e affittare la sua topaia a 8-900 euro?<br />
Insomma, cercare casa a Milano è difficile!<br />
Fortunatamente un ignoto benefattore ci è venuto in aiuto disegnando una mappa delle varie zone della città:</p>
<p><a rel="lightbox" href="http://blog.pierino84.com/wp-content/uploads/2011/02/76862_1586717761860_1653276282_1360927_5174033_n.jpg"><img style="border: 1px solid #D5E6AC; padding: 3px" src="http://blog.pierino84.com/wp-content/uploads/2011/02/76862_1586717761860_1653276282_1360927_5174033_n-150x150.jpg" alt="Milano" title="Milano" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-324" /></a></p>
<p>Giusto qualche esempio di zone riportate sulla mappa:<br />
- <strong>studenti dalla bassa terronia</strong>: è una delle zone più belle di Milano, ma anche una delle più care. Le case sono solitamente molto piccole, palazzi d&#8217;epoca ristrutturati in modo da ricavare un sacco di monolocali o bilocali; case microscopiche e muri sottilissimi, vi capiterà di apprezzare le diverse tonalità di rutto del vicino di sopra, la voce melodiosa degli egiziani che videochiamano sul pianerottolo alle 2 di notte, le amabili scaramucce dei fidanzatini di fianco (lei: &#8220;ecco, tu hai sempre il cliché della fidanzata spaccamaroni&#8221; lui: &#8220;che cazzo è un cliché?&#8221;) e le urla della studentessa bassoterrona due appartamenti più in là che tromba col fidanzato, bassoterrone anche lui. I contratti di affitto sono lunghi come un paio di volumi della Treccani, e regolano ogni aspetto del rapporto di locazione: niente chiodi, puntine o adesivi sui muri, sia mai che al bassoterrone (nel senso di &#8220;molto terrone&#8221;, ma anche di &#8220;terrone basso&#8221;) venga voglia di appendere un calendario, un quadro della propria terra natia o una ventosa per gli asciugamani; è severamente vietato inoltre subaffittare ad altre persone (ma in 18mq che te subaffitti?); il padrone di casa ci tiene tuttavia a rassicurarvi precisando che potrete ospitare &#8220;amici e congiunti&#8221;, quindi sentitevi liberi di dare ricevimenti, feste da ballo, congressi o serate di bunga bunga nei vostri 18mq. Se siete fortunati vi capiterà anche il contratto con fideiussione, è un meccanismo geniale: pagate (sui 6-700€ all&#8217;anno di solito) per garantire che siete in grado di pagare (!).<br />
Prezzi della zona: dai 700€ minimo (+ spese varie) agli 8-900, per un monolocale. Per bilocali e trilocali, dovrete mettere in conto di vendere uno o più organi sul mercato nero (si veda la zona nord della mappa suddetta).<br />
- <strong>depressione</strong>: zona &#8220;capolinea della metro rossa&#8221;, Bisceglie e dintorni. Il nome dice tutto: zona cementificata abbestia (si, tutta una parola e con due &#8220;b&#8221;) negli anni 70-80, paesaggio deprimente e nessuna attrattiva, ma siccome &#8220;c&#8217;è la metro&#8221; le case costano tanto comunque, i monolocali stanno tranquillamente tra i 600 e i 650 euro, più spese chiaramente. Giusto per completare il quadro, di recente si è scoperto che in quella zona ci sono terreni contaminati da rifiuti tossici, finiti nelle falde acquifere; non preoccupatevi, essendo l&#8217;acqua compresa nelle spese condominiali non dovrete pagarli a parte.<br />
- <strong>cattivi/coltello</strong>: è il noto quartiere Corvetto, da decenni famoso nelle cronache nere; è il primo quartiere che vi sconsigliano quando arrivate a Milano e cercate casa. Si, è la seconda cosa che vi dicono dopo che avete chiesto un &#8220;cornetto&#8221; al bar o una &#8220;busta&#8221; al supermercato e siete stati classificati come terroni. Nonostante ciò, anche qui un monolocale decente viene affittato tra i 600 e i 650€, e non è raro trovarne sui 700 e oltre; perché &#8220;siete a tre fermate da Porta Romana&#8221;, più o meno in centro, e &#8220;c&#8217;è l&#8217;autostrada&#8221; (dicesi sopraelevata che attraversa la piazza principale del quartiere).<br />
- <strong>puzza di gas</strong>: qui non ci sono mai stato, ma vista la precisione con cui l&#8217;ignoto benefattore ha delineato le altre zone di Milano mi fido ciecamente. Siamo praticamente fuori Milano, ma i prezzi non sono calati di tantissimo, a giudicare dagli annunci si scende di un 50-100 euro al massimo. La puzza di gas è gratuita e vi consente di ostentare nonchalance di fronte ad odori sgradevoli del vostro monolocale (disastri culinari, flatulenze, puzza di piedi, lettiera del gatto da cambiare), ma il combustibile vero e proprio, quello che vi serve per accendere i riscaldamenti e sopravvivere nella fredda Milano, ve lo dovrete pagare a parte.</p>
<p>Per chiudere e farsi due risate, due scene dal mitico film di Pozzetto alle prese con la ricerca di una casa a Milano <img src='http://blog.pierino84.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p><iframe title="YouTube video player" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/LwI_23pJtLk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><iframe title="YouTube video player" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/PH4ehLZSsWE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>&#8216;a Califà&#8230;</title>
		<link>http://blog.pierino84.com/2010/11/09/a-califa/</link>
		<comments>http://blog.pierino84.com/2010/11/09/a-califa/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 20:16:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando ero piccolo e guardavamo il tg della sera, mio padre scherzava dicendo &#8220;se vinco ar totocalcio me faccio &#8216;a Maserati&#8221;. Non ha mai vinto. E se anche avesse vinto, non avrebbe mai speso soldi per una macchina, che continua a chiamare (poco) affettuosamente &#8220;il poggiaculo&#8221;. Il simpatico vecchietto qui sopra, per sua stessa ammissione, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-299" title="Califano" src="http://blog.pierino84.com/wp-content/uploads/2010/11/califano.jpg" alt="Califano" width="400" height="300" /></p>
<p>Quando ero piccolo e guardavamo il tg della sera, mio padre scherzava dicendo &#8220;se vinco ar totocalcio me faccio &#8216;a Maserati&#8221;.<br />
Non ha mai vinto. E se anche avesse vinto, non avrebbe mai speso soldi per una macchina, che continua a chiamare (poco) affettuosamente &#8220;il poggiaculo&#8221;. Il simpatico vecchietto qui sopra, <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_novembre_08/fegiz_califano_povero_eef56e6a-eb02-11df-bbbd-00144f02aabc.shtml">per sua stessa ammissione</a>, non si è mai fatto mancare nulla:</p>
<blockquote><p>In effetti non ero uno che badava a spese. Quando usciva un nuovo modello di auto il primo veicolo disponibile era il mio. Per non parlare delle moto (passione che mi è passata quando è arrivato l&#8217;obbligo del casco). Quando avevo storie con attrici importanti abitavo all&#8217;Excelsior o al Grand Hotel. Avevo sempre come minimo tre macchine, una Mercedes, una Jaguar decappottabile e una Maserati o una Ferrari (con la quale ho avuto un pauroso incidente).</p></blockquote>
<p>Ora piange miseria perché, grazie ai diritti d&#8217;autore percepiti per le sue produzioni di inequivocabile valore artistico (!), è costretto a sopravvivere con appena 20.000 euro all&#8217;anno, quasi 1700 euro al mese.  Molto più dello stipendio di un impiegato medio, quasi il triplo della pensione del classico vecchietto col cappello, o il quadruplo delle paghette al nero di un precario in carriera.<br />
&#8216;a Califà&#8230; te ce manno io o ce vai da solo?</p>
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		<title>Germano Berlusconi</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 14:19:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-272" title="Germano Berlusconi" src="http://blog.pierino84.com/wp-content/uploads/2010/10/germano_mosconi.jpg" alt="Germano Berlusconi" width="450" height="338" /></p>
<p>Mi ero ripromesso di non scrivere sul mio blog post che parlassero di politica, ma questa volta devo fare un&#8217;eccezione, anche se in questo caso la politica &#8211; nel senso reale del termine &#8211; c&#8217;entra ben poco.<br />
Dopo le scappatelle del papi, la statuetta del duomo, la casa di Montecarlo di Fini (di cui grazie alla stampa nostrana conosco l&#8217;arredamento meglio di quello di casa mia), l&#8217;attentato a Belpietro da parte di un terrorista armato di una pistola inceppata di chiara fabbricazione bolscevica (e ovviamente sobillato da &#8220;grillini&#8221; e &#8220;dipietristi&#8221;), ecco un nuovo scottante tema di interesse nazionale: il <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-cavaliere-e-la-bestemmia/2135516">finale-bestemmia</a> di una barzelletta raccontata da Berlusconi. <span id="more-271"></span>Nella suggestiva cornice dell&#8217;Abruzzo post-terremoto, un Berlusconi sorridente e per nulla toccato dalle centinaia di morti e feriti causati dal sisma racconta una barzelletta ad un gruppo di militari. Il soggetto è, caso strano, Rosy Bindi: il protagonista della barzelletta (forse il cavaliere stesso? l&#8217;audio non è chiarissimo) deve volgere al maschile dei nomi di fiori che gli vengono detti; alla fine arriva da Rosy Bindi, &#8220;<em>un po&#8217; coperta nell&#8217;ombra&#8221;</em>, e sentendo dire &#8220;orchidea&#8221; dopo averla guardata risponde &#8221; &#8216;orcodio &#8220;! (seguono espressione di spavento di Berlusconi e grasse risate dei militari).<br />
Ora, la bestemmia in sé mi lascia totalmente indifferente, essendo ateo e non disdegnando il potere catartico di una sana bestemmia quando necessaria.<br />
Né mi impressiona particolarmente la scena, essendo abituato al livello infimo del protagonista e alle sue performance da liceale in gita scolastica durante cerimonie e vertici internazionali.<br />
Non mi stupisce neanche la mancanza di commenti (o le difese, come nel caso del mons. Fisichella) da parte dei piani alti del clero, che con questo individuo vanno a nozze da anni per motivi che nulla hanno a che vedere con la fede o con il cristianesimo.<br />
Mi lascia sconcertato invece vedere come una notizia così idiota abbia trovato ampio spazio su TG, siti di quotidiani e forum di discussione.<br />
Passano quasi del tutto inosservati i trascorsi giudiziari passati, presenti e futuri di Berlusconi (le notizie sui suoi processi sono relegate a qualche trafiletto o filtrate dall&#8217;informazione di regime); nessuno si scandalizza per il fatto che da anni sia sceso in politica unicamente per pararsi il culo, cercando di evitare a colpi di leggi e decreti tutte le vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto; nessuno si scandalizza per il fatto che sia al centro di un conflitto d&#8217;interessi grande come una casa, che abbia definito Mangano un eroe e incitato all&#8217;evasione fiscale in diretta TV.<br />
Nessuno dice nulla anche per le continue aggressioni verbali e per le barzellette sulle donne che non rispettano i suoi requisiti per l&#8217;ingresso in politica (sostanzialmente tette grosse e bel culo, poi poco importa se <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/82179/zanicchi-detto-si-vivisezione/">non sanno neanche cosa votano</a>).<br />
La notizia importante è che ha bestemmiato. Il problema principale in questo momento è la bestemmia di Berlusconi.<br />
Chissenefrega dei problemi del paese, della corruzione alle stelle, dei servizi che non funzionano, delle strade piene di mondezza, della criminalità, dei 30enni precari a 200 euro al mese, dei 30enni non precari che lavorano sapendo che non avranno mai una pensione, dei miliardi di debito pubblico, dei prezzi alti, della crisi, di tutto: bisogna occuparsi della bestemmia di Berlusconi in questo momento!<br />
Del resto si sa che in Italia manca il benché minimo senso delle priorità, nei politici come nei cittadini; le uniche cose per cui ormai ci si indigna sono le bestemmie (meglio se dette nel reality show preferito) e la tessera del tifoso.<br />
Ma che ooooooooooooooooooooh!!</p>
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		<title>Torneresti a Roma?</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 22:21:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; la domanda più gettonata durante le mie discese nella capitale, superando nettamente il &#8220;ti sei fidanzato?&#8221; e battendo al photofinish il &#8220;ti bastano i soldi per arrivare a fine mese?&#8221;. Ultimamente ci ho riflettuto parecchio, forse perché sono quasi due anni che sono qui, forse per i discorsi di un mio collega che dice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-254 bordered" title="Torneresti a Roma?" src="http://blog.pierino84.com/wp-content/uploads/2010/09/roma_pantano.jpg" alt="Torneresti a Roma?" width="450" height="282" /></p>
<p>E&#8217; la domanda più gettonata durante le mie discese nella capitale, superando nettamente il &#8220;ti sei fidanzato?&#8221; e battendo al photofinish il &#8220;ti bastano i soldi per arrivare a fine mese?&#8221;.<br />
Ultimamente ci ho riflettuto parecchio, forse perché sono quasi due anni che sono qui, forse per i discorsi di un mio collega che dice di non rimpiangere affatto la Calabria, o forse per le frasi dei miei vecchietti che, sebbene speranzosi di rivedermi di ritorno un giorno o l&#8217;altro, si sono accorti che non torno volentieri a Roma e hanno concluso che &#8220;sto meglio di là&#8221;.<span id="more-253"></span><br />
La risposta farà probabilmente inorridire i miei 2,5 lettori, che mi insulteranno al grido di &#8220;Roma capitale, Milano succursale&#8221;, &#8220;i panzerotti fanno schifo&#8221;, &#8220;noi c&#8217;avemo er colosseo&#8221; e &#8220;i navigli sono solo dei rigagnoli&#8221;: no.<br />
O quantomeno: molto probabilmente no. Per il momento no.<br />
Non avrei mai immaginato che mi sarei trasferito a Milano, né tantomeno che un giorno avrei scritto un post del genere.<br />
La decisione di andarmene è stata presa d&#8217;impulso, un&#8217;offerta di lavoro da accettare/rifiutare in pochi giorni e un periodo abbastanza deprimente con tanta voglia di cambiare aria. I motivi sono diversi, se dovessi elencarli tutti forse potrei scriverci un libro, ma proverò ad elencarne qualcuno.</p>
<p><strong>Lavoro</strong>: è il motivo principale per cui me ne sono andato da Roma, ed è probabilmente il principale per cui rimango a Milano. Non che qui sia tutto rose e fiori, ma da questo punto di vista le differenze sono veramente abissali. C&#8217;è più lavoro, meglio pagato, esistono addirittura dei contratti e la gente non ti ride in faccia se fai qualche lavoro chiedendo la ritenuta d&#8217;acconto.<br />
Se fossi rimasto a Roma a quest&#8217;ora sarei indubbiamente disoccupato, tra un lavoro saltuario e l&#8217;altro, sottopagato e al nero, a mandare CV a gente che non ti risponde, e ad aspettare misteriosi contratti e assunzioni che non arrivano mai (e se arrivano, arrivano con stipendi da fame).</p>
<p><strong>Vivibilità della città, trasporti ed efficienza</strong>: la foto che ho scelto per il post (Ferrovia Roma-Pantano fine anni 80/inizio 90, per i non-romani) non è casuale: metà del tempo che ho trascorso a Roma è stato sicuramente speso sui mezzi pubblici. A Milano ti abitui ad attraversare in metro la città in poco più di mezz&#8217;ora, autobus e tram hanno tempi di attesa umani e non sono strapieni come carri bestiame, e abitando quasi fuori Milano impiego solo un quarto d&#8217;ora per arrivare in centro. Sinceramente non rimpiango affatto la Roma-Pantano sporca, lenta e strapiena anche alle 6 del mattino, i 55 minuti di attesa del 558, e l&#8217;attesa della 7°/8° metro A perché quelle prima erano talmente piene che non si chiudevano le porte. In generale la città è più vivibile, più pulita e i servizi sono mediamente più efficienti di Roma.</p>
<p><strong>Serietà della gente e rispetto delle regole</strong>: non che a Milano manchino gli stronzi, anzi, ma tendenzialmente la gente è un po&#8217; più civile e rispettosa delle regole. Diciamo che per certi versi si collega al punto 1 (lavoro). Chiunque abbia vissuto in una città del nord per più di qualche settimana vi dirà la stessa cosa.</p>
<p><strong>Libertà nello stare da solo</strong>: vabbè, questo non è mai stato un mistero, non vedevo l&#8217;ora di andarmene da casa; il solo pensiero di ritornare a vivere con la famiglia, a cui pure voglio bene, mi fa rabbrividire <img src='http://blog.pierino84.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p><strong>Bellezza della città</strong>: Roma è una delle città più belle del mondo, e ovviamente paragonata a Milano vince a mani basse. Detto questo, Milano non è malvagia: l&#8217;avevo sempre immaginata come una città grigia, triste e pallosa, ma devo dire che abitandoci non è poi così male ed è molto lontana dai luoghi comuni che la caratterizzano. Il clima sì, è una merda, in questo i romani hanno ragione da vendere: fredda e piovosa d&#8217;inverno, caldissima e piena di zanzare d&#8217;estate. Spezzo invece una lancia in favore della neve: rende complicati gli spostamenti ma ha il suo fascino, specie se osservata dalla finestra chiusi in casa con i riscaldamenti a cannone <img src='http://blog.pierino84.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><strong>Cosa mi manca di Roma</strong>: beh, parecchie cose. Il clima, la luce, la bellezza della città, il verde e quegli angolini di paese che vedi in certe zone di Roma, la sensazione di aver cambiato città semplicemente spostandosi da un quartiere all&#8217;altro, la sensazione che si prova rientrando a Roma dalle vacanze; i sabati mattina in libreria, le passeggiate al centro, le gite fotografiche, gli amici che ormai ho perso di vista e le cene borsisti con scrocco di passaggio finale; la parlata della gente, i negozietti di quartiere dove tutti si conoscono, il poter dire &#8220;caffè e cornetto&#8221; al bar o &#8220;me dai &#8216;na busta&#8221; al supermercato (a Milano: &#8220;brioche&#8221; e &#8220;sacchetto&#8221;, ndr); le pappardelle al ragù di cinghiale di Burro &amp; Sugo e la piadineria su Via Ostiense; il poter dire &#8220;ho fatto tardi per colpa del traffico&#8221;, e sapere che l&#8217;altro è più in ritardo di te; il mare e i pomeriggi a Ostia, questo mi manca veramente tantissimo&#8230;</p>
<p>Che dire? Le cose che ho elencato nell&#8217;ultimo punto sarebbero sufficienti a far desistere qualunque romano dall&#8217;idea di andar via&#8230; eppure non bastano a farmi ritornare, non stabilmente perlomeno. Diciamo che tutto sommato mi piace ritornare a Roma per le vacanze, ma che per il momento non ci ritornerei a vivere. Forse sarò cambiato io, forse ho altre priorità, forse sono uno di quelli che appena cambia città si adatta subito alla nuova, forse sarò diventato &#8220;più milanese&#8221; come dice mia sorella, forse mi starò &#8220;milanesizzando&#8221; e diventerò uno di quei fissati col Blackberry in mano alle 7 del mattino (no, questo spero proprio di no), o forse ci devo ancora riflettere meglio&#8230;</p>
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